Cosa avete fatto per meritarvi Bassani

Eh no, ragazzi: mi dispiace, ma questa volta non ci sto. Anche quest’anno è sbucato fuori un autore che non è mai entrato nelle vostre aule, ed ecco servite due bevande, due nenie: la prima è quella sul “chi è Bassani?”, accompagnata da storpiature goliardiche del cognome con annessi e connessi meme su instagram e facebook già in via di condivisione nel momento in cui scrivo questo pezzo; la seconda è quella che esige molta pazienza: il lamento del letterato incompreso. Nulla di nuovo, sia chiaro. Capitò con Magris, è capitato con Caproni, capita con Bassani. Gli studenti, gli esponenti dell’intellighenzia italiana sbatteranno il Ministero sul banco degli imputati, reo di non aver incluso Bassani nel programma scolastico. Una mancanza che sarà puntualmente denunciata in primis dagli studenti, naturalmente, come se il Ministero l’avesse fatto apposta, ad escluderlo durante l’anno scolastico e ad esibirlo oggi: non li sfiora neanche per caso l’idea di una provocazione voluta, di un’occasione garbatamente concessa per rimediare alle innumerevoli occasioni mancate. Perché con la memoria non si va da nessuna parte e quando rinunciamo ad accogliere i luoghi dove è custodita la nostra memoria, ovvero i capisaldi del nostro essere cittadini e testimoni del nostro tempo, stiamo sprecando un’occasione. Non è un caso se Bassani cade proprio in un periodo molto delicato della nostra storia civile e politica. Ma è mai possibile che deve essere sempre e solo la scuola a sollecitare? è mai possibile che bisogna attendere l’esame di Stato per scoprire qualcosa di nuovo? Il Chi è Bassani, oggi e domani, anziché deporre le responsabilità sul Ministero, dovrebbe semmai autorizzare gli studenti a fare un po’ di autocritica: i tempi sono abbastanza maturi e dinamici, dovremmo smetterla di percepire la letteratura come una disciplina veicolata esclusivamente dall’indottrinamento ex cathedra. Esistono anche insegnanti appassionati, che leggono libri di autori di un passato non troppo lontano, ma devono attenersi al programma ministeriale e il loro tempo a disposizione è tiranno. E, per favore, evitiamo di illuderci: autori come Bassani ed altri “minori” (“minori” per chi, poi? Per quel canone portato avanti dalla critica accademica) nelle facoltà umanistiche delle università li vedremo appena citati. Spetta a noi, e solo a noi, perderci in questa selva per oscillare tra alberi imponenti e scoprire forme di vita altrettanto interessanti, spetta solo a noi approfondire e far (ri)vivere. E una volta usciti dalla selva, riappropriamoci dei nostri luoghi, se non vogliamo sprofondare fatalmente in queste nostre città che sono diventate oramai tutti nonluoghi. Cerchiamo i nostri luoghi in questi nonluoghi: soddisfiamo la nostra fame di conoscenza, e se davvero vi chiedete chi altro c’è oltre agli autori conosciuti tra i banchi di scuola, se davvero non vi accontentate, cercate altro e cercatelo altrove: non vi accontentate dei classici che sono classici per tutti, trovate i vostri e poi vediamoci e parliamone. La quantità di autori del Novecento che ho conosciuto fuori dalla scuola e dall’università (Bassani compreso) è considerevole, semplicemente perché ho voluto esplorare la selva e mi sono accorto che il canone è solo un punto di partenza, un primissimo orientamento. Del resto sono rari i “classici contemporanei”, le somme si tirano alla fine e la storia ha comunque bisogno di tempo per valutare i suoi testimoni: Leopardi è diventato un classico a inizio Novecento, almeno settant’anni dopo la sua morte; Carducci e d’Annunzio lo erano già in vita (ma per motivi ideologici, “istituzionali”, soprattutto Carducci). Volete aspettare la storia e intanto invecchiare, voi che non dovete crederci quando vi dicono che “siete il futuro”, voi che siete il presente più credibile?

E allora vi dico che, possibilmente prima dell’esame di Stato, vi auguro anche Pratolini, Sciascia, Luzi, Fortini, Parise, Bellezza, Penna, Sbarbaro, Volponi, Brancati, Morselli, Ortese, Gadda, Cassola, e tutti gli altri autori (ce ne sono tantissimi) che solo grazie a noi possono essere valorizzati in questa selva immensa. Non sapete chi siano? Cercateli. Un po’ come quando vi citano qualcuno e andate a cercarlo su Facebook per dargli un volto. Bassani è il messaggio chiaro che il Ministero sta rivolgendo ai millennials e ai nativi digitali: rimediate, non aspettate l’autore-manna dal cielo: non siete voi a dover attendere la letteratura, semmai è il contrario. E lo sa bene chi ha cercato la letteratura e dalla letteratura è stato sempre salvato.

Giorgio Bassani
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